Narciso, a caccia di coroncine!

Ci sono persone che, ancora oggi, ricordano i prati del Triangolo Lariano completamente bianchi, non per la neve, ma per i narcisi.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, la loro fioritura spontanea trasformava i prati e i pascoli di montagna in distese bianche e profumate. Chi arrivava dal milanese saliva fin quassù per vedere questo spettacolo che molti chiamavano “la nevicata di maggio”.

Per chi viveva in montagna era un momento speciale: un segnale dell’arrivo della bella stagione, un motivo di festa, qualcosa che tornava ogni anno e che sembrava non poter finire mai. Il paesaggio, poi, ha iniziato lentamente a cambiare: con l’abbandono dell’allevamento in montagna, molti prati non sono più stati curati e il bosco ha ricominciato a crescere. I narcisi, che amano la luce e gli spazi aperti, hanno iniziato a diminuire, quasi entrando in un lungo sonno.

Oggi esiste un  progetto che cerca di recuperare e proteggere i narcisi e la loro fioritura: I Monti dei Narcisi, promosso dalla Pro Caglio, che ogni anno accompagna famiglie ed esploratori sui prati del Monte Falò e intorno alla Colma di Sormano per raccontare l’importanza di osservare questi fiori senza raccoglierli.

Come riconoscerlo

Il narciso è una pianta bulbosa perenne che può raggiungere anche i 60 centimetri di altezza.

Le sue foglie crescono raccolte alla base, lunghe e sottili. Il fiore ha sei grandi tepali bianchi al centro compare una piccola corona giallo pallido con il bordo dentellato rosso vivo.

Il narciso fiorisce tra aprile e giugno e cresce soprattutto nei prati e nei pascoli montani. Anche se è un fiore bellissimo, bisogna ricordare una cosa importante: il bulbo del narciso è  tossico.

Dove cercarlo durante le vostre esplorazioni

Il narciso dei poeti cresce negli ambienti montani e subalpini di quasi tutta Italia, tranne Sicilia e Sardegna.

Ama i prati aperti, i pascoli e le radure luminose.

Negli anni l’abbandono dei pascoli e la raccolta eccessiva dei fiori durante le cosiddette narcisate hanno reso il narciso una specie vulnerabile. Per questo oggi, in molte zone italiane, è protetto e non può essere raccolto.

Osservarlo senza strapparlo è il modo migliore per permettere anche alle future esploratrici e ai futuri esploratori di incontrarlo ancora.

Un piccolo mondo intorno al fiore

Il narciso custodisce il suo nettare in profondità e per raggiungerlo servono insetti speciali. Alcune farfalle dalla lunga proboscide, come la Boloria selene, riescono ad arrivare fino in fondo al fiore. Anche i sirfidi — insetti che sembrano api o piccole vespe — visitano spesso il narciso.

Durante le vostre passeggiate, provate a fermarvi vicino a un narciso e osservare chi arriva a visitarlo. Chi vola intorno al fiore?

Il significato del nome

Il nome scientifico del narciso è Narcissus poeticus.

“Narcissus” potrebbe derivare dal greco nárke, che significa “torpore”, forse per il suo profumo intenso e avvolgente. “Poeticus”, invece, significa “dei poeti”.

Ed è vero: pochi fiori sono stati raccontati così tanto nelle storie e nelle poesie, come I Wandered Lonely as a Cloud del poeta inglese William Wordsworth, che dedicò versi meravigliosi ai narcisi mossi dal vento nei prati.

Una leggenda tra primavera e inverno

Nella mitologia antica, il narciso è legato alla storia di Persefone.

Persefone era una giovane fanciulla che raccoglieva fiori nei prati quando venne attirata dal profumo di un narciso bellissimo. Si allontanò dalle compagne per raccoglierle e proprio in quel momento la terra si aprì. Dal sottosuolo emerse Ade, il dio degli Inferi, che la portò con sé.

Sua madre Demetra, dea della natura, la cercò disperatamente ovunque. Nel dolore smise di occuparsi della terra: i prati si spensero, gli alberi si fermarono, il mondo diventò freddo.

Alla fine Zeus trovò un accordo: Persefone avrebbe trascorso una parte dell’anno sulla Terra con sua madre e una parte negli Inferi. Così, ancora oggi, il suo ritorno segna la primavera e la rinascita della natura. Quando, invece, scende nel regno sotterraneo, arrivano l’autunno e l’inverno.

Per questo il narciso è considerato un fiore che parla di trasformazione, passaggio e ritorno della luce.

Il mito di Narciso

C’è poi un’altra storia.

Narciso era un giovane bellissimo che respingeva chiunque si innamorasse di lui. Per punirlo della sua superbia, gli dèi fecero in modo che si innamorasse della propria immagine riflessa nell’acqua. Rimase così a guardarsi così a lungo da dimenticare tutto il resto.

Quando morì, al suo posto nacque un fiore, da allora il narciso porta il suo nome.

In dialetto come si chiama?

Il suo nome cambia tra comuni vicini, segno di quanto all’epoca questo fiore fiorisse in quantità sui nostri pendii montani. 

A Alserio e Canzo è conosciuto come i sanpédar o i sanpéder, a Asso, Candalino e Lasnigo è il ginigeli, a Barni i sanprìmm. Invece a Blevio, Brunate, Pognana Lario e Torno lo chiamano la madunèta, a Caglio i ginigéri.

Ancora a Caslino d’Erba i rasctelétt ó sctelétt e a Ponte Lambro, Longone e Proserpio i stelètt. A Civenna è noto come i genigéni, a Lezzeno el arzìis, a Magreglio i piculìtt. 

Come i giünigéli erano conosciuti a Rezzago e Sormano, i ginugéli erano di Valbrona. E per tutti gli altri? Narcìis.

E voi?
Vi ricordate come lo chiamavano i vostri nonni o bisnonni?

Chiedete in famiglia, raccogliete parole, storie e ricordi.

Se vi va, scrivetecelo: info@oltrelario.it 

Quando lo trovate…

Quando incontrate un narciso, fermatevi un momento senza raccoglierlo. Avvicinatevi piano e provate a osservarlo con tutti i sensi.

Guardate il bianco dei tepali, il piccolo bordo rosso, il modo in cui il fiore si piega leggermente verso il basso.

E poi ascoltate il profumo. Che cosa vi ricorda?
Un sapone? La primavera? Un giardino?

Disegnatelo nel vostro passaporto e annotate dove lo avete trovato.

Buona ricerca, esploratrici ed esploratori. 

Se vi fa piacere condividere i vostri ritrovamenti, potete farlo su Instagram con l’hashtag #floraintasca. Se invece preferite custodire questi momenti solo per voi, tra famiglia e natura, lo capiamo benissimo. In quel caso, se vorrete, potrete raccontarci la vostra esperienza lasciando una recensione qui:
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