Sambuco, a caccia di nuvole!
Ci sono piante che sembrano custodire delle storie: il sambuco è una di queste.
Quando fiorisce, tra maggio e luglio, i suoi grandi ombrelli bianchi compaiono ai margini dei sentieri, vicino ai corsi d’acqua, ai boschi o alle vecchie case di campagna. Da lontano sembrano nuvole leggere, che compaiono fra i rami, ma basta avvicinarsi per scoprire il loro profumo inebriante, quasi magico.
Per secoli il sambuco è stato considerato un albero magico. I Celti e i Druidi pensavano che il suo legno avesse il potere di allontanare il male. Con i suoi rami costruivano flauti, bastoni e bacchette, anche le antiche leggende raccontano che la famosa bacchetta di sambuco appartenesse ai maghi più potenti. Mago Merlino vi dice niente? E Albus Silente?
Come riconoscerlo
Il sambuco è un grande arbusto che può diventare alto come un piccolo albero, arrivando fino a 10 metri. La sua chioma è larga, morbida e piena di rami.
I fiori sono piccoli e stellati, riuniti in grandi infiorescenze ombrellifere di colore bianco crema che sembrano soffici nuvole. Al centro dei fiorellini spuntano antere gialle cariche di polline.
Le foglie sono ovali, appuntite e crescono una accanto all’altra lungo il ramo.
Più avanti, verso la fine dell’estate, arrivano anche i frutti: piccole bacche che da verdi diventano viola scuro quasi nere, sostenute da peduncoli rossastri. Gli uccelli ne vanno ghiotti, soprattutto il codirosso.
Attenzione però: le bacche immature non devono essere mangiate perché possono essere tossiche.
Dove cercarlo durante le vostre esplorazioni
Il sambuco ama i luoghi umidi. Lo si incontra vicino ai torrenti, ai piccoli corsi d’acqua, ai margini dei boschi, ma anche accanto ai vecchi muri, nelle campagne e persino tra le macerie urbane.
È diffuso in quasi tutta Italia, tra gli 0 e i 1400 metri di altitudine, tranne che in Puglia.
Quando lo trovate, provate a guardarlo da lontano. I suoi fiori sembrano quasi sospesi nell’aria e quando il vento li muove, sembrano piccole nuvole bianche, che ondeggiano tra il verde.
Il significato del nome
Il nome Sambucus sembra derivare dal greco “sambike”, uno strumento musicale costruito proprio con i rami del sambuco svuotati del midollo. Ancora oggi, in alcune zone d’Italia, il suo legno viene usato per realizzare le zampogne. Secondo alcune leggende, anche la Regina della Notte del Flauto Magico di Mozart custodiva un legame segreto con questo albero.
Una leggenda del Lago Segrino
Tanto tempo fa, nelle acque del Lago Segrino, viveva un drago verde terribile. La creatura usciva dal lago e devastava il paese di Galliano. Per cercare di placarlo, gli abitanti offrirono prima gli animali e poi, disperati, decisero di affidare al destino il nome di un giovane da sacrificare.
La sorte scelse Cleodolinda, principessa di Morchiuso. La ragazza venne legata a un albero di sambuco vicino al lago, mentre tutti aspettavano l’arrivo della bestia.
Proprio in quel momento arrivò San Giorgio: il cavaliere affrontò il drago con la sua spada lucente e raccolse alcuni fiori di sambuco dal grande arbusto vicino all’acqua.
A quel punto accadde qualcosa di incredibile, il profumo dei fiori calmò il drago, che lentamente si addormentò e tornò nelle profondità del lago.
Per ricordare quella giornata, il cuoco di corte preparò un dolce speciale usando proprio i fiori di sambuco. Nacque così il Pan Meino.
In dialetto come si chiama?
Il sambuco cambia nome da valle a valle, da paese a paese.
A Brunate è conosciuto come ul sambùuch o la panigàda, a Caslio d’Erba è la panigada, a Erba la panigàda. Invece a Sormano lo chiamano al sambüüch panighet. Per tutti gli altri è sambüüch.
E voi?
Vi ricordate come lo chiamavano i vostri nonni o bisnonni? Chiedetelo in famiglia e raccontatecelo.
Quando lo trovate…
Quando incontrate una pianta di sambuco ascoltate il profumo dei suoi fiori. Se lo annusate bene per i bambini può diventare un piccolo gioco: sa di miele? Di limone? Ricorda una bevanda fresca? Il bello del sambuco è proprio questo: ogni naso trova un ricordo diverso.
Disegnatelo nel vostro passaporto e annotate dove lo avete trovato.
Buona ricerca, esploratrici ed esploratori.
Se vi fa piacere condividere i vostri ritrovamenti, potete farlo su Instagram con l’hashtag #floraintasca. Se invece preferite custodire questi momenti solo per voi, tra famiglia e natura, lo capiamo benissimo. In quel caso, se vorrete, potrete raccontarci la vostra esperienza lasciando una recensione qui:
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