Tarassaco, a caccia di stelle!

Ci sono fiori che sembrano fatti apposta per essere osservati da vicino.

Il tarassaco è uno di questi.

All’inizio compare nei prati con il suo giallo acceso, così luminoso che sembra trattenere un pezzetto di sole. Poi, quasi senza che ce ne accorgiamo, cambia forma. Il fiore si chiude, si trasforma lentamente e un giorno diventa una sfera leggerissima.

È il momento in cui tutti si fermano, sorridono e fanno la stessa cosa: soffiano!

Come riconoscerlo

Il tarassaco è una pianta erbacea perenne e cresce tra i 10 e i 30 centimetri di altezza, anche se a volte può diventare più alto.

Le sue foglie sono lunghe, verdi e dentellate. Proprio per la loro forma, in molti luoghi viene chiamato dente di leone.

Il fiore è giallo oro e, anche se sembra unico, in realtà è formato da tantissimi piccoli fiori raccolti insieme. Per questo si parla di infiorescenza.

Dopo la fioritura succede qualcosa di unico: il fiore si richiude e si trasforma in una sfera soffice e perfetta, composta da tanti piccoli semi pronti a partire: gli acheni.

Ogni seme è attaccato a un piccolo ciuffo bianco chiamato pappo, una specie di minuscolo paracadute che il vento può trasportare molto lontano.

È proprio da qui che nasce uno dei nomi più famosi del tarassaco: soffione.

Dove cercarlo durante le vostre esplorazioni

Il tarassaco è uno dei fiori più facili da incontrare.

Cresce nei prati, nei campi, ai bordi dei sentieri, nei giardini e persino nei luoghi dove sembra impossibile che qualcosa possa nascere. A volte compare anche tra le pietre o vicino ai cumuli di terra e detriti.

È una pianta resistente, capace di adattarsi a molti ambienti diversi.

Fiorisce per tantissimi mesi, da marzo fino a dicembre, ed è proprio questa sua presenza continua a renderlo così familiare.

Il significato del nome

Il nome scientifico del tarassaco è Taraxacum officinale.

“Taraxacum” deriva dal greco antico e unisce due parole: taraxis, che significa “scompiglio”, e akos, che significa “cura”.

È un nome curioso, perché racconta qualcosa che il tarassaco fa ancora oggi: riportare equilibrio e ordine dopo il disordine.

“Officinale”, invece, è il nome dato alle piante conosciute e utilizzate da molto tempo dagli speziali e dagli erboristi.

Il tarassaco ha tantissimi, però, nomi.

C’è chi lo chiama soffione, per i suoi semi volanti.
Chi dente di leone, per la forma delle foglie.
Chi ancora cicoria selvatica o insalata matta, perché accompagnava come contorno i piatti contadini primaverili.

Una leggenda tra sole, luna e stelle

Si racconta che, nei giorni della Creazione, Dio dovesse ancora scegliere il colore del tarassaco.

Tutti gli altri fiori avevano già deciso!

Dio si stupì di quella indecisione. Il tarassaco era una pianta semplice, destinata a essere cibo prezioso per chi lavorava la terra. Non sembrava certo un fiore vanitoso!

Così gli chiese ancora:

“Che colore vuoi avere?”

Il tarassaco rispose che aveva osservato a lungo il Sole. Lo trovava luminoso e caldo: avrebbe voluto assomigliargli.

Poi raccontò di aver guardato anche la Luna, silenziosa e rotonda nel cielo della notte, capace di illuminare il buio. E confessò che avrebbe voluto essere anche come lei.

Dio sorrise davanti a quella risposta, così decise di non scegliere. Dipinse il tarassaco giallo come il Sole, quando il fiore sboccia nei prati. Quando arriva il tempo del soffione, lo colorò in una sfera bianca  come la Luna, e quando il vento lo sfiora, i suoi semi volano via nel cielo come piccole stelle cadenti.

In dialetto come si chiama?

Il suo nome cambia anche tra comuni vicini, segno di quanto questo fiore sia conosciuto e presente nella vita quotidiana.

A Bellagio è conosciuto come l’insalàta mata o del bòf, a Brunate è ul bufetùn o il déent de léun, a Lezzeno i buff. Invece a Tavernerio lo chiamano la zicoria mata, a Nesso l’insalàta del muscùu. Ancora a Pognana Lario l’Erba mata e a Ponte Lambro un grén.  

E voi?
Vi ricordate come lo chiamavano i vostri nonni o bisnonni?

Chiedete in famiglia, raccogliete parole, storie e ricordi.

Se vi va, scrivetecelo: info@oltrelario.it 

Quando lo trovate…

Quando incontrate un tarassaco, provate a osservarlo in tutte le sue trasformazioni.

Disegnate il fiore giallo nel vostro passaporto. Poi cercate lo stesso fiore diventato soffione e osservate come cambia.

Potete contare i semi, seguire con gli occhi il loro volo o provare a immaginare dove atterreranno.

Disegnatelo nel vostro passaporto, annotate dove l’avete trovata e in che momento della giornata.

Buona ricerca, esploratrici ed esploratori. 

Se vi fa piacere condividere i vostri ritrovamenti, potete farlo su Instagram con l’hashtag #floraintasca. Se invece preferite custodire questi momenti solo per voi, tra famiglia e natura, lo capiamo benissimo. In quel caso, se vorrete, potrete raccontarci la vostra esperienza lasciando una recensione qui:
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