Mostra: “La libertà, una volta acquistata, va coltivata e mantenuta”
In mostra alla Biblioteca comunale G. Pontiggia di Erba fino al 6 giugno
C’è una libertà che oggi diamo per scontata, ma che è stata conquistata attraverso scelte difficili, coraggio e responsabilità. È proprio da qui che nasce la mostra “La libertà, una volta acquistata, va coltivata e mantenuta”, allestita negli spazi della biblioteca di Erba e visitabile fino al 6 giugno.
Un percorso intenso e coinvolgente tra documenti, fotografie, testimonianze e cimeli racconta la storia della Resistenza nel territorio erbese. Non una storia lontana, ma profondamente radicata nella comunità: quella di uomini e donne che, tra il 1943 e il 1945, scelsero di opporsi al nazifascismo.
La mostra mette al centro proprio loro: partigiani, staffette, sacerdoti e cittadini comuni che sostennero la rete clandestina. Storie spesso meno conosciute, ma fondamentali per comprendere come anche a Erba la libertà sia stata una conquista collettiva. Ne emerge un racconto corale fatto di solidarietà, scelte personali e senso civico: valori che ancora oggi parlano al presente.
Un ringraziamento speciale va ai cittadini che hanno contribuito con documenti e materiali custoditi nelle proprie famiglie, rendendo possibile una ricostruzione autentica della memoria storica locale.
Un invito alla memoria collettiva
La fotografia in copertina dell’articolo – il corteo del 1° maggio 1945 – ritrae volti in festa, persone che sfilano per celebrare la Liberazione. È proprio da questa immagine che nasce un invito alla cittadinanza erbese:
riconoscete qualcuno?
Un parente, un volto familiare, una storia tramandata? Partecipare significa anche contribuire a mantenere viva la memoria.
Un progetto di comunità
La mostra è opera di Erica Rivolta e Susy Zappa, realizzata in collaborazione con Clelia Orsenigo, direttrice del Museo Civico di Erba, e con l’amministrazione comunale, nella persona dell’Assessore alla Cultura Matteo Redaelli.
Erica e Susy portano avanti una memoria familiare importante: sono figlie di Enrico e Luciano, due dei quattro giovani che, insieme a Giuseppe Majnoni e Beppe Bosis, nel 1944 fondarono il battaglione Puecher, guidati da ideali di giustizia e libertà.
Attorno a queste figure si intrecciano le storie di donne, ragazzi, sacerdoti e intere comunità:
le donne, spesso staffette, impegnate nel trasporto di messaggi e armi;
i giovani, custodi di segreti e speranze e talvolta organizzatori di fughe verso i valichi svizzeri;
i sacerdoti e i cittadini, protagonisti di aiuti silenziosi e gesti di coraggio che hanno salvato vite.
Queste vicende prendono forma anche attraverso alcuni indizi disseminati nel percorso e nel podcast: “biscòt”, “Padre Aristide”, “Todeselli”.
Nomi e parole che rimandano proprio alle storie di donne, ragazzi, sacerdoti e comunità, e che invitano il visitatore ad andare oltre, per scoprire racconti ancora poco conosciuti ma profondamente significativi.
Un invito alle scuole (e non solo)
La mostra rappresenta un’occasione preziosa soprattutto per le scuole: conoscere la storia locale significa riconoscere nomi, cognomi, famiglie che ancora oggi fanno parte della comunità.
Durante l’allestimento e le ricerche, le curatrici hanno incontrato molte persone che non sapevano che i propri avi avessero preso parte alla Resistenza.
Un motivo in più per visitare la mostra: potreste scoprire una storia che vi riguarda da vicino.
Orari di apertura
- Lunedì: chiuso
- Martedì e giovedì: 9:00 – 12:30 / 14:30 – 18:30
- Mercoledì e venerdì: 14:30 – 18:30
- Sabato: 14:30 – 18:00
- Domenica: chiuso